Laureata e lode, ma lo stipendio non basta: il paradosso del 2026

Laureata e lode, ma lo stipendio non basta: il paradosso del 2026

🎓 Il sorpasso accademico è donna
Le donne dominano le aule universitarie rappresentando quasi il 60% dei laureati nel 2024. Non solo sono numericamente superiori, ma le loro performance sono migliori sotto ogni aspetto: si laureano più spesso in corso (60,9% contro 55,4% degli uomini) e con voti medi più alti (104,5 contro 102,6). Anche l’impegno extracurriculare è maggiore, con una partecipazione ai tirocini nettamente superiore rispetto ai colleghi maschi.

💼 Il mercato del lavoro frena l’entusiasmo
Nonostante l’eccellenza nello studio, il passaggio al mondo del lavoro presenta ancora ostacoli significativi. A cinque anni dalla laurea, il tasso di occupazione resta a vantaggio degli uomini (93,9% contro 92,3%). Il dato più critico riguarda le retribuzioni: i laureati maschi guadagnano in media circa il 15% in più rispetto alle donne, un divario che persiste sia a uno che a cinque anni dal titolo.

👶 La penalizzazione della maternità e la precarietà
La presenza di figli agisce come un potente moltiplicatore delle disuguaglianze: il divario occupazionale si allarga drasticamente a sfavore delle madri. Inoltre, cambia la qualità del lavoro: gli uomini ottengono più frequentemente contratti a tempo indeterminato, mentre le donne si trovano più spesso con contratti a termine, complice anche una maggiore presenza nel settore pubblico (insegnamento e sanità).

🔬 STEM: un divario culturale radicato
Nelle discipline scientifiche (Science, Technology, Engineering, Mathematics), le donne sono ancora una minoranza (41,1%). Il rapporto evidenzia un forte condizionamento familiare: le ragazze tendono a scegliere questi percorsi soprattutto se hanno genitori (in particolare il padre) già laureati nello stesso ambito, suggerendo che serve un forte modello di ruolo per rompere gli stereotipi di genere.

🌍 Mobilità: chi parte e chi resta
Esiste una differenza di genere anche nella “fuga dei cervelli”. Gli uomini sono più propensi a trasferirsi all’estero per motivi di lavoro, attratti da stipendi più alti. Le donne, invece, anche quando provengono da percorsi internazionali, tendono a stabilizzarsi maggiormente in Italia. Resta forte la migrazione interna dal Sud verso il Nord per studiare, con un alto tasso di non ritorno nei territori d’origine.