Il Futuro dell’Industria Europea: Il Grido d’Allarme dei Sindacati
DATELINE: ANVERSA — Il consenso sul futuro industriale dell’Europa si sta sfilacciando ai margini. Intervenendo al terzo European Industry Summit l’11 febbraio, i principali leader sindacali hanno lanciato un ultimatum che fa riflettere alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e ai titani dell’industria: il Green Deal è in pericolo a meno che l’UE non affronti urgentemente le minacce “esistenziali” che gravano sulla sua forza lavoro.
Con il ritiro informale dei capi di Stato europei previsto per il 12 febbraio ad Alden Biesen, industriAll Europe e la CES (Confederazione Europea dei Sindacati) hanno usato il vertice di Anversa per dettare l’agenda, dipingendo il quadro di una base industriale schiacciata da costi elevati e domanda debole.
Una Valutazione Severa
Lo scenario del vertice era cupo. Dai componenti automobilistici alla metallurgia, le aziende europee stanno riducendo la produzione o chiudendo i battenti. Michael Vassiliadis, Presidente di industriAll Europe, non ha usato mezzi termini riguardo al crescente divario tra la narrazione politica di Bruxelles e la realtà in fabbrica.
“I sindacati europei hanno sempre sostenuto gli obiettivi del Green Deal… Ma siamo onesti: le condizioni affinché i lavoratori continuino a sostenere questa transizione semplicemente non ci sono ancora. E se non risolviamo questo problema, il progetto è a rischio.” — Michael Vassiliadis, Presidente di industriAll Europe
La Triplice Minaccia per l’Industria Europea
Secondo i sindacati, l’attuale volatilità è insostenibile. Hanno delineato tre priorità critiche che devono essere affrontate per prevenire la deindustrializzazione del continente:
1. Una Strategia per la Stabilità Energetica
I sindacati hanno evidenziato una statistica allarmante: su 20 settori industriali, solo due stanno attualmente prosperando in Europa, trainati in gran parte dalla spesa per la difesa. Il colpevole principale è l’energia.
[Immagine di un grafico che confronta i prezzi dell’energia industriale in Europa vs USA e Asia nel 2025]
Con i produttori europei che affrontano costi energetici significativamente più alti rispetto ai concorrenti negli USA o in Asia, i settori ad alta intensità energetica come l’acciaio, la chimica e i fertilizzanti stanno andando offline. I sindacati chiedono:
- Un piano di accelerazione per l’energia pulita su scala continentale.
- Una massiccia espansione della rete e il dispiegamento delle rinnovabili.
- Un’azione politica focalizzata su elettricità pulita abbondante ed economica, piuttosto che sulla volatilità.
2. Investimenti con Condizionalità
Facendo eco ai recenti appelli di Mario Draghi per una seria agenda di investimenti europea, i sindacati hanno criticato la tendenza aziendale a dare priorità ai dividendi degli azionisti rispetto al reinvestimento nella capacità produttiva.
- La Richiesta: Il sostegno pubblico deve essere accompagnato da “condizionalità sociali e di contenuto locale”.
- L’Obiettivo: Impedire ai governi di nascondersi dietro l’austerità e costringere le aziende a dare priorità alla trasformazione a lungo termine rispetto al profitto a breve termine.
3. Una Vera ‘Transizione Giusta’
Forse il punto più controverso sollevato è stata la critica al sistema di scambio di quote di emissione (ETS). Pur riconoscendo il prezzo del carbonio come uno strumento utile, Vassiliadis ha avvertito che, nella sua forma attuale, rischia di spazzare via gli impianti che non hanno il capitale per decarbonizzare.
[Immagine di un diagramma che mostra i pilastri del Meccanismo per una Transizione Giusta europeo]
I sindacati sostengono che una transizione guidata puramente dalla “scarsità di mercato” invece che dalla strategia industriale distruggerà posti di lavoro. Chiedono soluzioni negoziate e un ritmo di cambiamento che permetta ai lavoratori di adattarsi, invece di affrontare licenziamenti improvvisi.
Le Prospettive
Mentre i leader europei si riuniscono ad Alden Biesen per discutere di competitività, il messaggio da Anversa è chiaro: i lavoratori sono disposti a costruire un’economia climaticamente neutrale, ma rifiutano di essere le vittime della sua costruzione. Senza una strategia prevedibile e guidata dagli investimenti, il contratto sociale alla base del Green Deal potrebbe essere sul punto di rompersi.
